NAPOLI-21OTTOBRE08: CORTEO STUDENTESCO
5000 PERSONE IN PIAZZA TRA MEDI E UNIVERSITARI
i link che parlano dell’evento di lotta …
NAPOLI-21OTTOBRE08: CORTEO STUDENTESCO
5000 PERSONE IN PIAZZA TRA MEDI E UNIVERSITARI
i link che parlano dell’evento di lotta …
Bologna: in 300 fanno 10 km a piedi. Un gruppo di 300 ragazzi di alcuni istituti superiori di Casalecchio di Reno, il grosso comune alle porte della città, ha percorso questa mattina una decina di chilometri a piedi per poi unirsi al corteo in piazza Nettuno a Bologna. In piazza Maggiore si sono tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle medie e di alcune scuole elementari.
“No Gelmini day” a Milano. A Milano insegnanti e genitori della Rete Scuole si sono uniti al “No Gelmini day” degli studenti. Un grosso petardo e alcune uova sono state lanciate contro una sede distaccata del Provveditorato agli studi.
Genova. Striscioni, fumogeni, scritte spray hanno caratterizzato un corteo di alcune migliaia di persone a Genova contro la riforma Gelmini e l’ex decreto Brunetta, con in testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell’università. Slogan sono stati gridati contro il taglio di 100 mila posti di lavoro, contro il maestro unico e contro i provvedimenti che vanificano le speranze per 500 precari dell’Ateneo genovese.
A Palermo traffico in tilt. Il corteo di protesta a Palermo ha mandato il traffico in tilt. Alla manifestazione hanno partecipato alcune centinaia di persone per protestare contro «la riduzione del tempo pieno alle scuole elementari e prolungato alle medie, contro l’accorpamento delle classi di concorso e contro il ricorso al maestro unico».
Venezia. Un piccolo corteo di studenti delle medie ha protestato oggi anche a Venezia. Il corteo è partito da Piazzale Roma ed è arrivato davanti alla sede della Rai, in Campo San Geremia, portando due striscioni con le scritte «Difendiamo la scuola dalla Gelmini, collettivo studenti Venezia Mestre» e «Non pagheremo noi la vostra crisi». Tornando verso Piazzale Roma, un centinaio di manifestanti si è fermato davanti alla questura di Venezia, rallentando il traffico per protestare contro l’obbligo di preavviso delle manifestazioni previsto dalla legge.
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ROMA: Protesta anti-Gelmini, la Sapienza scoppia: “Occupiamo le facoltà” |
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“Il rettore Frati deve bloccare l’anno accademico o lo faremo noi occupando le facolta’”. E’ questo l’ultimatum che gli studenti dell’università ‘La Sapienza’ di Roma lanciano al neo-rettore Luigi Frati. In oltre mille stanno simbolicamente occupando le gradinate antistanti il rettorato per protestare contro i tagli del governo. “Blocco subito!” e “Noi la crisi non la paghiamo!”, sono gli slogan scanditi dagli universitari che attendono l’arrivo del rettore. “Deve bloccare l’anno accademico come e’ gia’ successo in altri atenei- spiega Francesco Raparelli, della Rete per l’autoformazione- oppure occuperemo le facolta’. Frati deve uscire dal rettorato dirci cio’ che pensa della riforma e cosa vuole fare”. I ragazzi gridano “fuori, fuori!”, rivolgendosi al rettore mentre aumenta l’afflusso di studenti davanti al rettorato.Al termine dell’assemblea, è partito un corteo con 5 mila studenti (secondo gli organizzatori) diretto verso il ministero dell’Economia, in viale XX Settembre. FRATI: “SONO CON GLI STUDENTI, MA…” – “Sono al fianco degli studenti, ma la protesta di per se’ non risolve il problema, dobbiamo fare proposte concrete al governo per imporre un confronto”. E’ quanto afferma il rettore Frati, che ha appena raggiunto l’assemblea degli studenti davanti al rettorato. “La mobilitazione che c’e’ in tutta Italia, comunque- prosegue Frati- imporra’ una riflessione al governo a cui penso vada presentata una piattaforma di proposte”. Secondo il futuro rettore, infatti, “bloccare le lezioni per un giorno non serve, bloccarle a lungo danneggia i ragazzi e comunque sono decisioni che vanno prese in modo collegiale, non decide uno solo”. Dal governo Frati si aspetta una “riflessione a tutto tondo che possa portare a rivedere certi provvedimenti, altrimenti nel 2010 ci saranno atenei che non potranno fare i bilanci preventivi. Per risparmiare si aboliscano i corsi che non servono a niente, ma si investa- continua Frati- di più in ricerca, magari pensando a fiscalita’ di vantaggio per le imprese che nel nostro Paese investono poco”. Agli studenti il governo, chiude Frati, “deve una risposta. Non si più pensare alla meritocrazia finche’ lo stipendio di un ricercatore e’ di 1.300 euro. L’universita’ deve essere un ascensore sociale ma servono merito e, soprattutto, risorse adeguate”. ANCHE A BOLOGNA RISCHIO OCCUPAZIONE – Anche l’ateneo di Bologna è a rischio occupazione. “Ogni iniziativa è utile purché non si occupi senza il consenso dell’autorità accademica”: lo ha detto il rettore dell’Alma Mater, Pier Ugo Calzolari, a proposito delle iniziative contro il decreto Gelmini previste in città. “Io mi sono mosso per primo già tra maggio e giugno, convocando un incontro con i rettori delle altre università dell’Emilia-Romagna”, ricorda il rettore. “All’epoca, gli altri dov’erano?”, si chiede polemico. Da quella riunione, comunque, venne fuori un documento che analizzava e criticava i provvedimenti che il ministro Gelmini voleva mettere in pratica per riformare il sistema scolastico italiano. E a chi lo ha accusato di essere troppo poco incisivo, il rettore risponde per le rime. “Non è che ogni giorno si debba produrre un documento solo perchè qualcuno ti tira per la giacca”, spiega. E di certo, “il rettore non ha il potere di interrompere le lezioni nella propria università”, aggiunge. Eppure qualcosa si muove anche nel collegio dei 19 atenei che fanno parte dell’Acquis, tra cui l’Università di Bologna: “Il prossimo 21 ottobre a Roma convocheremo una conferenza stampa in cui avremo modo di discutere di questi temi”, anticipa Calzolari. sempre per roma vedi anche questo link: ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… NAPOLI: http://napoli.indymedia.org/node/5754 http://napoli.indymedia.org/node/5749 ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… PISA: Se qualcuno aveva considerato l’occupazione del Carmignani e il corteo di manifestanti del 9 ottobre l’apice della rivolta pisana contro il DdL 133, aveva certamente sbagliato i calcoli. Oggi, giovedì 16 ottobre, ad una settimana dalla prima Assemblea generale d’Ateneo e dall’occupazione del polo didattico, il movimento di protesta, che coinvolge anche numerosi studenti dalla provincia di Lucca, continua ad ampliarsi ed estendersi, senza accenni di regressione. Intanto il Rettore appoggia la protesta e annuncia che non inaugurerà il nuovo anno accademico, invitando gli altri Atenei a fare lo stesso. Oramai, in tutte le facoltà della storica cittadina universitaria si tengono continuamente assemblee e presidi di dissenso, e per svariati corsi di laurea è già partita, da lunedì 13, la sospensione delle attività didattiche. La facoltà di Lettere e Filosofia ha sospeso le lezioni per una settimana, mentre in quella di Agraria i ricercatori, che rappresentano circa il 50% dei professori, hanno deciso di astenersi dall’insegnamento fino a data da destinarsi. Una situazione simile si ritrova anche presso la facoltà di Scienze, in cui da una settimana non vengono svolte lezioni, e per venerdì 17, alle ore 14, il professor Shore (astrofisico) e i professori Gianni e Persico (chimici) hanno deciso di tenere lezione all’ombra della Torre pendente, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, cosa che accadrà anche in molte altre piazze pisane. In diverse facoltà sono stati appesi striscioni con frasi di contestazione, e a Matematica trionfa la scritta “133 più irrazionale di radice di 2″, appeso sul tetto dell’edificio per evitare che venga ritirato dal direttore del dipartimento, il quale, corre voce, avrebbe anche intimato il licenziamento a tutto il personale tecnico-amministrativo che aiuterà ad esibire tali manifesti. Sembra inoltre che anche ad Economia e Giurisprudenza qualcosa si stia smuovendo nonostante l’immobilità iniziale, e che persino gli studenti della Normale di Pisa abbiano deciso di dare il loro contributo alla protesta e comunicando che stanno lavorando per far sospendere l’attività didattica e per appendere uno striscione di dissenso fuori dallo storico palazzo di Piazza dei Cavalieri… La contestazione procede anche tra le scuole superiori, con una grande partecipazione alle assemblee e ai cortei, e attualmente il Liceo Artistico e l’Istituto tecnico industriale sono autogestiti dagli studenti, i quali si stanno mobiliando affinché l’occupazione si estenda anche ad altri istituti superiori. La protesta coinvolge inoltre le scuole Primarie, dove il “Comitato genitori insegnanti” ha organizzato, durante la serata del 15 ottobre, una “Notte bianca – perché la scuola pubblica non diventi un fantasma”, a cui hanno preso parte 8 scuole elementari tra Pisa e San Giuliano. Musica, arte e giochi per intrattenere i bambini, e una cena sociale di discussione per esaminare la questione e muovere ulteriori proposte. Notte bianca che è anche stata estesa presso le aule della facoltà di Informatica e Fisica, dove gli universitari hanno sfruttato l’istituto per organizzare una serata con musica dal vivo, spettacoli teatrali e banchetti informativi. In città si trovano manifesti ovunque, anche nelle vetrine di varie attività commerciali, e in alcune strade del centro sono state appese delle cordicelle ai muri con dei volantini raffiguranti facce di studenti e la scritta “appesi a un filo”… Ma l’evento più atteso di mercoledì 15 ottobre è senza dubbio stata l’Assemblea generale d’Ateneo convocata dal Rettore di Pisa, Marco Pasquali, organizzata col proposito di esprimersi sulla vicenda e manifestare la propria posizione. All’appuntamento delle ore 16 hanno preso parte docenti, ricercatori e una folla di studenti, e in tanti hanno preso parola per esternare il proprio punto di vista. Interventi spesso accesi ed animati, in cui sono state richieste persino le dimissioni del Rettore, accusato di non aver evidenziato con forza il proprio dissenso contro la Riforma durante una settimana di mobilitazioni continue. Il fronte comune di ricercatori, studenti e docenti hanno riproposto lo stesso documento già stilato durante la prima Assemblea d’Ateneo dell’8 ottobre, richiedendo soprattutto l’indizione di un Senato accademico straordinario in cui esporre un progetto comune per procedere con la protesta. «Ho già deciso di convocare un senato accademico esteso anche ai soggetti non istituzionalmente rappresentati che si stanno impegnando contro il DdL 133 – ha affermato il Rettore Pasquali, dimostrandosi favorevole alla mobilitazione – e comunico inoltre che quest’anno non inaugurerò il nuovo anno accademico, e mi impegnerò affinché molte altre università italiane facciano lo stesso e aderiscano alla protesta». Sembra dunque che la mobilitazione andrà avanti ancora a lungo, continuando a coinvolgere e diffondersi in tutte le principali città universitarie d’Italia, e in tanti cominciano già a parlare di un secondo ‘68. Che abbiano ragione? …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………. Firenze - Lezioni universitarie in piazza e in strada sono state svolte oggi a Firenze per protesta contro la riforma del governo. Dalle 11 alle 13 centinaia di studenti hanno preso parte ai corsi tenuti da docenti e ricercatori dell’ateneo fiorentino in 14 punti della città. Tra le improvvisate ‘aule’, piazza San Marco, piazza Savonarola, piazza Indipendenza e la stazione di Rifredi. In molti casi i professori hanno preso il microfono e hanno denunciato i tagli del governo all’università. Le Facoltà di Scienze, Agraria e Scienze Politiche sono occupate da alcuni giorni. Bologna – Prosegue l’occupazione lanciata ieri al termine dell’assemblea d’ateneo nella Facoltà di Lettere. Palermo – Il consiglio di facoltà di Scienze della Formazione che si è riunito oggi all’università di Palermo ha ribadito la propria “totale contrarietà ai provvedimenti riguardanti la Ricerca e l’Università“, esprimendo “forte preoccupazione e disagio per i consistenti e drammatici tagli programmati sul Fondo di Finanziamento ordinario e sui finanziamenti per la ricerca con le relative e drammatiche conseguenze sull’aumento delle tasse universitarie, la precarizzazione del lavoro universitario, l’aumento dei corsi di laurea a numero chiuso”. Il Consiglio ha deliberato di protestare attivamente con l’indizione di un’Assemblea generale di Facoltà presso l’Albergo delle Povere giovedì 23 ottobre con la partecipazione dei docenti, dei ricercatori, del personale tecnico e amministrativo e degli studenti di tutti i propri Corsi di Laurea. In sede di Consiglio è stato deciso inoltre che una parte delle ore di attività didattica sarà dedicata alla presentazione della legge 133/2008 agli studenti, le sue ripercussioni sul sistema universitario italiano e le ragioni di dissenso della Facoltà.
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15 OTTOBRE – La facolta’ di lettere e’ occupata, dopo un’assemblea partecipatissima (l’aula 3 non era cosi’ affollata nemmeno nel 2005).
Altissima partecipazione di studenti, qualche ricercatore precario, qualche docente.
Si chiede’ al consiglio di facolta’ di lettere di prendere posizione sul blocco della didattica etc.
14 ottobre – Gli studenti e le studentesse dell’Università di Siena, dopo una partecipata assemblea (circa 1500 persone) hanno deciso di utilizzare il palazzo del rettorato dell’università di Siena come base permanente per manifestare la loro contrarietà alla legge 133/2008. I contenuti della legge rispecchiano la volontà del governo di dismettere il sistema d’istruzione pubblico italiano, già profondamente compromesso dai tagli delle precedenti finanziarie, dalla riorganizzazione della didattica e dalla progressiva precarizzazione delle componenti deboli della comunità accademica.
Crediamo che il sistema formativo debba tornare ad essere una priorità nel dibattito pubblico e non una questione economica da dirimere con un atto del ministro delle finanze.
Riteniamo, infine, che la conoscenza ed il sapere siano mezzi di emancipazione collettiva che debbano essere garantiti a tutti/e come diritti fondamentali.
La legge 133/2008 collegata alla finanziaria si muove nella direzione contraria, tagliando il Fondo di finanziamento ordinario e impedendo un regolare turnover (con una misura che basata sulle unità e non sul costo tende a implementare la precarietà della docenza e della ricerca e a sfavorire proprio quest’ultima).
Inoltre esso introduce la possibilità di trasformare gli atenei pubblici in fondazioni private, suggerendo di fatto la modalità di uscita dalla crisi economica inevitabile per gli atenei italiani: la svendita.
14 OTTOBRE:
ROMA – Nelle università e scuole italiane ormai è “mobilitazione permanente”. A ‘La Sapienza’ dopo il corteo per i viali dell’ateneo romano di ieri, oggi nuove proteste. Durissimo il preside di Scienze umanistiche, Roberto Antonelli: “Non è né una riforma né una controriforma è un omicidio che ha per vittima l’università e la ricerca”. A Milano occupata la Statale, a Napoli l’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha interrotto il normale svolgimento del senato accademico dell’università Orientale. Mobilitazione anche a Firenze. Domani cortei e iniziative in tutta Italia.
Roma. Un gruppo di circa duemila ragazzi ha manifestato all’interno della cittadella universitaria contro l’annunciata riforma dell’università da parte del ministro per l’istruzione Maria Stella Gelmini. Gli studenti hanno via via interrotto le lezioni delle diverse facoltà, da Lettere a Scienze politiche per sollecitare i colleghi a unirsi alla protesta.
Finito il giro delle aule, i ragazzi hanno toccato anche altre facoltà, prima di tornare a Lettere, sedersi davanti agli uffici della presidenza e cominciare un’assemblea spontanea che chiede di “ufficializzare” il blocco della didattica. “Il sapere non è una mercanzia, Tremonti e Gelmini li spazzeremo via” e “non pagheremo la vostra crisi” gli slogan più gettonati. Nel mirino – spiegano i promotori – una legge che “tra i tagli ripetuti, blocco del turnover del personale docente e possibilità per gli ateni di trasformarsi in fondazioni di diritto privato” promette di “sferrare l’attacco definitivo all’Università pubblica e alla ricerca”.
I presidi. Durissimo il giudizio sulla riforma, espresso dal preside di Scienze umanistiche Roberto Antonelli: “Una riforma da bocciare che deve essere ritirata. Non è né una riforma né una controriforma è un omicidio che ha per vittima l’università e la ricerca: stanno facendo cose tremende anche al Cnr”. Concetti che il professor Antonelli ha esposto anche durante l’assemblea degli studenti: “All’assemblea ho detto che sono contrario ai provvedimento del governo distruttivi dell’università e per la ricerca italiana, eliminando qualsiasi possibilità di innovazione e sviluppo economico”. Il preside ha annunciato che parteciperà all’assemblea indetta dagli studenti per giovedì prossimo “e ho invitato i docenti, con una circolare, a valutare secondo il loro punto di vista l’opportunità di sospendere le lezioni e di discutere con gli studenti la situazione determinata dai tagli operati alle risorse dal governo”.
Il preside della facoltà di Lettere, Guido Pescosolido, non sembra aver intenzione di bloccare la didattica, (“Siamo di fronte – ha detto il preside – ad una mobilitazione che non mi sembra avere un grande riscontro di massa, perché la maggior parte dei ragazzi vuole seguire le lezioni”), ma ricorda che martedì prossimo si riunirà il senato accademico per valutare e discutere il decreto 133/2008 che prevede tagli alle risorse destinate all’università. E’ da questa riunione che potrebbe scaturire il blocco della didattica alla Sapienza.
“Il decreto – ha aggiunto Pescosolido – deve essere oggetto di ridiscussione e di trattativa perché finora è stato un provvedimento imposto”. Tra i punti che “mettono in crisi l’università” ha citato il blocco del turn-over del personale docente che va in pensione. “Si tratta di un taglio duro e pesante, che avviene in modo uniforme, prescindendo da misure di interpretazione qualitativa, per cui alcuni settori scientifico-disciplinari potrebbero restare senza personale”.
Alla Sapienza, dopo l’assemblea pacifica della settimana scorsa e l’occupazione del Rettorato, adesso sono in programma un’assemblea a psicologia nel pomeriggio di oggi, una alla facoltà di scienze politiche domani e un’assemblea da ateneo giovedì sempre a lettere. Per venerdì 17 è previsto uno sciopero generale, con obiettivo dichiarato “il blocco immediato dell’anno accademico”.
Napoli. Anche a Napoli sono in corso proteste: l’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha interrotto il normale svolgimento del senato accademico dell’università Orientale portando in quella sede “le ragioni e le rivendicazioni” degli studenti e delle studentesse in mobilitazione da settimane. “Abbiamo consegnato a tutti i senatori una lettera aperta in cui chiediamo di passare finalmente dalle parole ai fatti, pronunciandosi ufficialmente e pubblicamente sulle nostre richieste. Il termine ultimo per tale presa di posizione – dicono – sarà l’assemblea di ateneo che abbiamo richiesto per il 22 ottobre”.
L’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha proclamato la continuazione dello stato di agitazione che avrà come prossimo passaggio la partecipazione all’assemblea pubblica indetta per il 15 ottobre, alle 11, presso la facoltà di lettere e filosofia dell’università Federico II di Napoli.
Firenze. Ieri sera 35.000 lavoratori della scuola, genitori, studenti, cittadini, esponenti delle istituzioni, a Firenze hanno partecipato alla fiaccolata cittadina in difesa della scuola pubblica. Un’adesione – spiega una nota della Cgil – largamente superiore alle aspettative. Sempre a Firenze, il prossimo 16 ottobre, in 14 piazze si terranno lezioni universitarie per sensibilizzare la cittadinanza contro i tagli nel settore. L’iniziativa è organizzata dagli Studenti di sinistra e coinvolgerà professori e ricercatori di tutte le facoltà.
Milano. Continua a Milano l’occupazione da parte di un gruppo di studenti del rettorato dell’Università Statale. Fanno parte dei collettivi delle facoltà di Scienze politiche, Mediazione culturale, Accademia di Brera. Sono studenti della Statale, del Politecnico e della Bicocca. Proteste di alcuni collettivi studenteschi durante la riunione del senato accademico.
Domani. Manifestazioni sono previste domani a Roma, Bologna, Torino, Napoli, Parma, Genova, Perugia, Milano, Viareggio, Brescia e Castrovillari. Nella capitale sono previsti, al momento, nove concentramenti con cortei e fiaccolate che invaderanno strade e marciapiedi della città. Altre iniziative sono previste all’interno delle singole scuole.
(ASCA) – Roma, 27 set – ”Spero unitariamente, ma se non fosse unitariamente, se le cose non cambieranno, noi andremo allo sciopero generale di tutta la scuola”. Lo ha annunciato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel suo intervento conclusivo alla manifestazione a Roma contro la politica economica del governo.
Roma, 26 set. (Apcom) – Si sposta nelle strade la protesta di genitori e docenti del sesto municipio di Roma contro il dl 137 ed in particolare il ritorno del maestro unico: dopo l’occupazione della scuola primaria di Roma ‘Iqbal Masih’, durata una settimana, la protesta del coordinamento ‘Non rubateci il futuro’ si è allargata ad altri istituti primari ed è oggi è confluita in una manifestazione locale a cui hanno partecipato circa un migliaio di persone.
La protesta ha toccato tre quartieri periferici della capitale (Casilino, Centocelle e Prenestino): i promotori, tra cui figurano anche i coordinamenti di genitori e docenti del VI e VII municipio, assicurano che la mobilitazione continuerà sino a quando il decreto, ora all’esame della Camera dopo l’approvazione della commissione Cultura, non verrà ritirato.
“Cambiando idea sul tempo pieno – sostiene Riccardo, tra gli organizzatori delle iniziative – il ministro Gelmini ha dimostrato di essere sottomesso ai voleri del ministero dell’Economia: per questo chiediamo il ritiro di provvedimenti insensati come la riduzione delle ore di insegnamento, il ritorno al maestro unico e la chiusura delle scuole più piccole. ciò che serve è piuttosto allestire una commissione ministeriale composta da esperti e persone che operano nella scuola, non di soli politici che non conoscono le nostre esigenze”.
Lunedì 29, sempre a Roma presso il Teatro Capranica, il leader dell’opposizione Walter Veltroni raccoglierà, nell’ambito delle tre giornate di mobilitazione nazionale indette dal Partito democratico, le istanze dei docenti e genitori romani: nel pomeriggio sono previsti volantinaggi ed una serie di assemblee contro “decreti legge e voti di fiducia che colpiscono duramente il sistema della scuola pubblica del nostro Paese”.
Roma, 26 set. (Apcom) – E’ iniziato questa mattina poco dopo le ore 9.00 ed è ancora in pieno svolgimento il presidio dei Cobas a Roma davanti al ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca: almeno un centinaio, tra docenti ed Ata, hanno espresso il loro dissenso – anche attraverso diversi striscioni e cartelli – per i previsti 130 mila tagli agli organici nei prossimi tre anni e le diverse novità contenute nel decreto Gelmini, tra cui la riduzione delle ore di insegnamento settimanali e il ritorno al maestro unico.
A Roma sta prendendo anche il via un’assemblea aperta a genitori, studenti, cittadini. In diverse altre città sono state svolte, o si stanno ancora svolgendo, delle assemblee sindacali provinciali a cui hanno partecipato in prevalenza docenti e personale Ata: in particolare a Bologna, Lucca, Palermo, Pisa, Potenza e Trieste. A Cagliari e Napoli, oltre alle assemblee, sono state organizzate anche delle manifestazioni regionali.
“La nostra protesta – spiega Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas – nasce per contrastare il devastante piano Gelmini che taglia almeno 200.000 posti di lavoro e smantella la scuola pubblica: ci opponiamo fermamente all’introduzione del maestro unico, all’aumento degli alunni per classe, alla riduzione delle materie, delle ore di lezione e del tempo scuola, all’attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all’handicap”.
Secondo Bernocchi è “inqualificabile il tentativo con cui si cerca di smantellare l’intera scuola pubblica statale italiana e di ridurre i docenti a meri esecutori di ordini impartiti dall’alto a colpi di decreti imposti d’ufficio: ed è necessario per questo attivare mobilitazioni diffuse e momenti di incontro”.
“Si tratta chiaramente – sostiene l’esponente dei Cobas – di provvedimenti ispirati dall’obiettivo di ‘fare cassa’, per ripianare il debito pubblico, e che porteranno alla distruzione, disgregazione, impoverimento e ridicolizzazione della scuola pubblica, a tutto vantaggio della privata. La forte adesione alla mobilitazione di oggi è solo un prologo allo sciopero del 17 ottobre che porterà in piazza migliaia di docenti e non docenti”.
Il presidio di oggi davanti al ministero dovrebbe concludersi per le ore 17,00. Per l’intera giornata di domani i Comitati di base hanno invece organizzato, assieme al Cesp, Centro studi per la scuola pubblica, un convegno su ‘Precariato e precarizzazione’: l’iniziativa si svolgerà al Centro Congressi Cavour nei pressi della stazione Termini.
23-09-2008
La Facoltà di Lettere e quella di Giurisprudenza dell’Università di Torino ieri hanno inaugurato le lezioni con una protesta contro la legge Gelmini. Studenti, ricercatori e i docenti aderenti hanno effettuato il blocco di un’ora alle lezioni e nel pomeriggio hanno indetto un’assemblea aperta a tutti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.
Oggi 400 persone: studenti medi e universitari, genitori e docenti hanno protestato contro l’arrivo in laguna del ministro Gelmini.
Il successo dell’iniziativa arriva come un segnale positivo nonostante la questura di Venezia abbia tenuto in forse l’autorizzazione fino all’ultimo minuto. L’attacco portato da questo governo ( in continuità con quelli precedenti, anche di sinistra) al sistema formazione è totale.
Dalle primarie alle secondarie, fino all’università, i tagli di fondi e di organico metteranno in seria difficoltà famiglie e studenti, su cui graverà il compito, attraverso l’aumento di tasse e rette scolastiche, di riempire il vuoto che il mercato non sarà in grado di colmare.
La nostra lotta non è interessata alla difesa dello status quo della nostra scuola e della nostra università.
In particolare, per quanto riguarda gli atenei, agiremo per la scomparsa dell’università baronale che conosciamo da decenni, quella gestita secondo logiche vergognosamente clientelari. Certo, la soluzione non sta nella raffazzonata università azienda auspicata da Gelmini e Tremonti.
Come studenti e ricercatori vogliamo essere portatori di percorsi innovativi di autoformazione, fuori da ogni ricorso a semplici slogan e parole d’ordine. Vogliamo lottare e trasformare l’università senza essere obbligati a scegliere tra l’università dei baroni e l’impresa del tandem Tremonti-Gelmini.
L’iniziativa di oggi è per noi il punto di partenza di una mobilitazione su larga scala.
Con questo spirito, invitiamo tutti a partecipare ad un’assemblea pubblica venerdì 26 ottobre alle ore 17, al S.a.L.E. (Magazzini del Sale – Punta della Dogana – Venezia).
Rete per L’Autoformazione Venezia
Coordinamento Studenti Medi Venezia-Mestre
Fonte: globalproject